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Cristiano Tomei: “¿La candidatura a la Unesco? Di un atto dovuto”

Parlamento con chef cristiano Tomei en ocasión de la oficialidad de la candidatura della cocina italiana a patrimonio de la UNESCO. La redazione di “La Cucina Italiana” è da tre anni che lavora, con el apoyo de dai grandi protagónicos della nostra cultura gastronomica, a questo progetto collettivo. No parliamo estafa

Entrevista allo chef Cristiano Tomei

Oggi con questo titolo “la cucina italiana tra sostenibilità e diversità bioculturale” è stata ufficially candidata a Patrimonio Immateriale dell’Umanità UNESCO. Come commenta questa notizia importante?
“Io penso che si un atto dovuto, “patrimonio” significa lasciare qualcosa in eredità a chi verrà dopo di noi. La cucina italiana como patrimonio de la UNESCO tiene un paso importante en la historia del nostro Paese. Un Paese complesso e ricchissimo dal punto di vista culturale.
Io ho già detto tante volte: la cucina italiana va tutelata. Come si fa con le opere d’arte, come si tutelano i Monumenti. Ciertamente è una scelta fundamental per il futuro, non solo della cucina, ma del futuro culturale dell’intero Paese”.

gastronomía, cultura, territorio
“E important che si inizi a parlare non più di territorio, ma di territorialità: significa dare valore a quello che un territorio esprime anche dal punto di socio-cultural vista, mettendo in rilievo le sovrapposizioni che ci sono state nel tempo e che naturalmente si riflettono nella cucina, testimone, da semper, di tutti i cambiamenti».

Quanto è importante per il nostro Paese?
“La notizia di queste ore è importantissima. Da oggi, ancor di più, bisogna acte con ogni mezzo, usando linguaggi contemporanei, per promoovere e tramandare la nostra cultura gastronomica”.

Qual è l’augurio per i prossimi passi verso UNESCO?
“Che il riconoscimento arrivi in ​​​​fretta perché la cucina italiana se lo merita e che questo patrimonio venga semper condiviso con tutti. Che arrivi nelle scuole, perfino negli asili affinché diventi una meravigliosa proprietà di tutti. Se rimarrà solo un discorso della domenica avremo fallito. Bisogna habla un linguaggio che tutti capiscano e condividano, così che la nostra cultura gastronomica sia comme un museo a cielo aperto, per tutti, in tutto il mondo».

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