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Antonino Cannavacciuolo raccontato da suo papa Andrea | La Cucina Italiana

Mi Tonino fin da piccolo era interessato alla cucina, final de alla sua prima crostata, ven a decir la verdad con una pasta frolla che pareva un sasso, a proposito di dentistai. Per questo quando ha cominciato a scalpitare per iscriversi alla scuola alberghiera, sapendo che comunque era un ragazzo cui piaceva anche divertirsi, ho preso in mano il calendario e gli ho mostrato le caselline rosse, quel delle domeniche e delle feste comandate. “¿La búsqueda vedi? Quando gli altri si divertono, estarás allí a sudare sui fornelli”. Mi él, testone: o quello o niente.

«Abbiamo stappato insieme un Barolo del ’49… forse allora, alzando il bicchiere e guardandoci negli occhi, ci siamo detti tutto anche senza
bisogno di parole” – ANDREA CANNAVACCIUOLO

Il lavoro a me piace, per carità, ci ho semper messo del mio. Certe sculture di burro che la gente si fermava a bocca aperta. E di greenery fatte a cesello. E di ghiaccio, anche, che ci voleva del bello e del buono per transportarle sul luogo del banchetto dentro i truckcini refrigerati. Cigni e paloma no solista: ho scolpito la Reggia di Caserta, figurarsi. Ma dietro a tanta bellezza c’è tanto lavoro, tanta fatica, tanto sacrificio, e questo non vale solo con le statue di burro, ma per ogni momento passato dentro de una cucina professionale.

Antonino Cannavacciuolo con la mamma Anna sul set della trasmissione Family Food Fight.

Il Natale non semper ci si vede in famiglia a condividere le buone cose della nostra tradizione napoletana, la cena della Vigilia, gli antipasti, il baccalà, l’insalata di rinforzo che fa resuscitare i morti, come dice mia moglie: perché lo chef è al lavoro, a cucinare per altri. Da quando era ragazzo Tonino stava in giro a lavorare. E a fare la sua gran riuscita, il nostro Tonino. Finché è stato a Sorrento ancora ancora, si riusciva a ritrovarsi, ma poi si è spostato più su a Nord, e allora è diventato difficile fare il 25 dicembre insieme. Ma lui proseguiva per la sua strada, fuori delle cucine, fin sugli schermi della televisione, fino ad avere un’accademia sua, dove mi ha anche invitato, una volta, ed è stato un momento di grande commozione. Finché, nel 2017, a Natale abbiamo stappato insieme una bottiglia di Barolo del ’49, che è l’anno in cui sono nato io. Ecco, forse è stato allora che alzando il bicchiere e guardandoci negli occhi, io sollevando un po’ la testa perché è proprio grande assai questo figlio mio, ci siamo detti tutto anche senza bisogno di parole. “Sono contento che tu non abbia voluto darmi ascolto”, ho pensato. “Hai seguito il tuo cuore e alla fine hai avuto ragione”. Mi gli ho detto soltanto: “Buon Natale, Tonino mio”. Credo che lui comunque abbia capito”.

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